Rapporto BEI: le incertezze che pesano sulla ripresa dell’Italia



    

Il 13 febbraio scorso presso il Ministero dell’economia sono stati presentati il Rapporto annuale della Banca europea per gli investimenti e l’Indagine sugli investimenti delle imprese italiane. A fare gli onori di casa, il Ministro Padoan che ha interloquito con il Vicepresidente della BEI Dario Scannapieco, il Direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, Marcella Panucci di Confindustria e il Presidente del Fondo Ue per gli investimenti Innocenzo Cipolletta.

Come emerge chiaramente dal report, pur in un contesto di ripresa generalizzata il nostro Paese sconta alcuni deficit strutturali che continuano a rappresentare un freno per gli investitori. In particolare, a scoraggiare gli imprenditori sono sia l’orizzonte del voto del 4 marzo – dominato dall’incertezza – sia l’atavica questione tutta italiana della farraginosità della burocrazia. Un quadro, questo, ben raffigurato dai dati diffusi dalla BEI: i dubbi sulle possibilità di veder uscire dalle urne un Governo stabile e duraturo preoccupano l’89% dell’aziende, laddove la media europea legata all’indicatore dell’assetto politico si attesta intorno al 72%.

Timori confermati anche da Confindustria: “Siamo spaventati, molto spaventati da una mancanza di continuità”, ha scandito la direttrice generale Panucci, rimarcando l’importanza di “dare continuità” alle varie misure positive di questi anni come l’iper e il super ammortamento, il piano Industria 4.0 e il sostegno degli investimenti in infrastrutture previsto dalle ultime due finanziarie. Insomma, serve un salto di qualità per ispirare fiducia tanto a quell’82% di imprese italiane che nell’ultimo anno hanno deciso di investire, quanto al 13% del campione analizzato dalla BEI che invece non se l’è sentita di rischiare. Il rapporto si sofferma poi sugli altri fattori critici che scoraggiano chi vuole fare business in Italia: tra questi vi sono la scarsa disponibilità di personale qualificato, il costo elevato dell’energia, le carenze della rete di trasporti – a tutti i livelli, il gap infrastrutturale, la scarsa attitudine del sistema bancario a concedere credito.

L’approfondimento di Formiche

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