Centrale eolica nel Golfo di Gela, il Tar boccia il progetto. SICILIA



    

In Italia ogni ragionamento sugli scenari energetici deve spesso fare i conti con l’eccessiva burocrazia e il ruolo della giustizia amministrativa, chiamata quest’ultima a districare i conflitti tra amministrazioni locali, aziende e cittadini che rallentano – fino a bloccare – gli iter procedurali di importanti progetti industriali. Come è accaduto al parco eolico offshore di Gela.

La vicenda ha trovato un suo primo epilogo con la recente sentenza del Tar di Palermo che ha dato ragione alle varie associazioni nimby che nel corso degli anni hanno manifestato a suon di ricorsi la contrarietà al progetto presentato nel 2003 dalla Mediterranean Wind Offshore del gruppo Termomeccanica. I motivi? In genere i nimby sono allarmati dalle conseguenze paesaggistiche, ambientali e archeologiche: così anche l’associazione culturale Bc Sicilia che da sempre contesta la realizzazione dei 38 aerogeneratori previsti (potenza installata 137 MW), sia dal punto di vista dell’impatto estetico sia per i riflessi sul turismo balneare e “culturale” (l’area in questione, come tutta la Sicilia, del resto, testimonia il legame dell’isola con il mondo antico della Grecia). D’altra parte, il tema delle “caratteristiche paesaggistiche” era stato suffragato nel 2008 anche dal parere contrario dei Beni culturali, con una decisione a dir poco insolita considerato che il tratto di mare interessato già “guarda” alla raffineria Eni, alle piattaforme petrolifere Prezioso e Perla, oltre ad essere attraversato dal Greenstream, ossia lo strategico metanodotto per l’approvvigionamento del gas libico.

Insomma, non certo un’area impreparata ad accogliere opere industriali di una certa entità. Come aveva stabilito il Ministero dell’Ambiente, che nel 2013 approvava il progetto della Termomeccanica (procedura di VIA aperta nel 2005!) e ancora, nel 2015, decretava il completamento della centrale eolica per settembre di quest’anno. Decreto annullato per l’appunto dal Tar di Palermo.

L’energia del futuro è nelle fonti rinnovabili: sole, acqua e vento permettono di abbattere sensibilmente le emissioni di CO2. Al di là della retorica, tutti sanno però che il ruolo dei combustibili è imprescindibile, se non altro per l’intrinseca intermittenza delle fonti pulite. Ma è altrettanto vero che sulle rinnovabili si può fare meglio e di più, come dimostrano gli impegni della Strategia energetica nazionale approvata solo qualche settimana fa dal Governo italiano e le discussioni di Bonn dei giorni scorsi durante la Cop23 sul clima. Difatti, in Italia c’è un radicato spirito anti-industriale che spinge a privilegiare le pur condivisibili argomentazioni a favore della tutela dei passaggi, delle comunità e così via, dimenticando che i principali Paesi europei perseguono – e raggiungono – l’obiettivo della riduzione della dipendenza dalle fonti fossili grazie a opere che da noi devono sfidare la sorte (e il tempo) prima di vedere la luce.

L’articolo de Il Sole 24 Ore

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