Quanto e come si innova nelle Regioni italiane

Opinione

02-02-2018     Stefano DA EMPOLI

Per iniziare questo breve viaggio nell’innovazione in Italia, tratto dal Rapporto ORTI di I-Com, presentato a Roma pochi giorni fa, partiamo dalla spesa in Ricerca e Sviluppo che vale in Italia circa l’1,4% del PIL. In media le Regioni del Nord e del Centro superano il dato nazionale. Il Nord spende infatti in R&S l’1,6% del suo prodotto interno lordo, più del Centro (1,5%) e del Mezzogiorno (1%). In questo quadro nove Regioni superano la media nazionale: si tratta, rispettivamente, di Piemonte (2,3%), l’unica Regione a superare la soglia del 2%, poi Emilia Romagna (1,9%), Lazio (1,7%), Liguria (1,6%) e Friuli-Venezia Giulia (1,6%). Spicca, a sorpresa, la performance negativa del Veneto (inchiodato all’1,1%) mentre la Lombardia, non va oltre la percentuale nazionale, molto bassa rispetto agli altri Paesi più sviluppati.

La Lombardia si prende però una rivincita se passiamo da una variabile di input (la spesa in R&S) a una di output (il valore dei diritti di brevetto industriale). Analizzando un campione di 49.638 imprese attive in Italia, parliamo, complessivamente, di oltre 7 miliardi di euro investiti, di cui quasi la metà è appannaggio di imprese residenti in Lombardia. Va sottolineato, peraltro, come la stessa Regione abbia registrato un aumento – seppur moderato (+1,3%) – nel corso dell’ultimo decennio, a dispetto di Regioni che hanno registrato, al contrario, una riduzione nel periodo considerato, talvolta anche piuttosto consistente, come nel caso di Piemonte (-17,5%) e Valle d’Aosta (-12,2%).

Anche in termini relativi, la Lombardia primeggia: è seconda solo al Lazio (ma a brevissima distanza) per valore medio investito da ciascuna impresa, pari a € 259.000. Buono il livello di investimenti in diritti brevettuali anche per il Piemonte (€ 211.000), mentre più contenuti sono nelle altre regioni, dove si assestano al di sotto dei € 100.000, ad eccezione dell’Emilia Romagna (€ 120.000). Fanalino di coda, in questo ambito, sono le regioni meridionali, dove le imprese non arrivano ad investire in innovazione brevettuale neppure € 15.000 in media.

Se guardiamo ai nuovi campioni dell’innovazione, le 8381 start-up italiane registrate a fine 2017, oltre la metà di queste opera nel Nord Italia, circa un quarto nel Meridione. Anche se il tasso medio di crescita annua è leggermente superiore nelle Regioni meridionali (+82%).

Se si guarda alla distribuzione pro-capite, si può notare come prevalga comunque il Nord Italia, che presenta un dato quasi doppio rispetto al Mezzogiorno (168 start-up per ogni milione di abitanti contro le 97, in media, per le Regioni meridionali).

Il boom settentrionale di start-up è trainato in maniera particolare da 3 Regioni – Emilia Romagna, Lombardia e Trentino Alto Adige – che non a caso sono anche quelle che mostrano una maggiore capacità di “fare impresa”. Oltre a presentare il maggior numero di start-up pro-capite, queste regioni mostrano un accentuato divario (positivo) tra la percentuale di start-up e la percentuale di popolazione presenti sul territorio della Regione: ad esempio, in Lombardia, ove risiede il 17% della popolazione italiana, opera oltre il 23% delle start-up attualmente attive sul territorio nazionale.

Interessante (e anche incoraggiante per il Sud) è anche il dato sulla presenza giovanile all’interno della compagine sociale delle start-up fondate: il 20% sono infatti caratterizzate da una prevalenza giovanile all’interno dell’assetto societario, con un dato superiore nelle regioni del Meridione (23%).

Per muovere l’innovazione sui loro territori, le Regioni italiane devono poter contare su infrastrutture adeguate.

Molta strada deve essere ancora percorsa ancora necessaria nello sviluppo delle infrastrutture TLC, anche se la Strategia del Governo per la banda ultra larga messo a punto nel 2015 sta consentendo un deciso incremento degli investimenti.

Stando ai dati ufficiali aggiornati allo scorso luglio, il nostro Paese risulta avere una copertura della rete a 30 Mbps di velocità pari al 40% delle unità immobiliari nazionali, con dati di copertura superiori in particolare in alcune regioni del Meridione. In questo ambito, l’incremento nell’ultimo anno è stato piuttosto rapido. Molto più indietro risulta il deployment della rete a 100 Mbps: con una media nazionale ferma a solo l’11%, a primeggiare è la Lombardia (25%), seguita dal Lazio (22%), grazie al traino rispettivamente di Milano e Roma.

Passando alle infrastrutture mobili, con riguardo alla rete 4G, il grado di copertura in termini di popolazione è oramai pressoché totale (97,4%), con valori minimi comunque superiori al 90% e pari, precisamente, al 92,5% e al 93% di Basilicata e Molise. Resta più bassa la copertura in termini di comuni raggiunti (88,3% in media a livello nazionale), sebbene il divario appaia ormai consistente solo in Sardegna e Liguria. Qui la prossima frontiera è ormai rappresentata dal 5G, le cui prime sperimentazioni saranno avviate proprio nel 2018.

Parlando di infrastrutture che spingono l’innovazione, il Rapporto ORTI ha dedicato per la prima volta nell’edizione 2017 un focus alle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, la nuova frontiera della mobilità sostenibile e connessa.

In questo ambito, è una Regione del Centro Italia, la Toscana, che appare più all’avanguardia, con ben 443 colonnine, oltre il doppio della Lombardia (216) che occupa il secondo posto, risultando prima anche in termini relativi, con una densità di stazioni di ricarica pari a 192,7 colonnine per ogni 10.000 kmq di superficie territoriale, un dato nettamente superiore alla media nazionale (58,1). Puglia a parte, nei primi dieci posti del ranking nazionale, non compare nessuna Regione meridionale.

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