Troppa burocrazia per riaprire la cava. L’azienda pensa al ritiro del progetto. SICILIA



    

La storica azienda trevigiana Fassa Bortolo è uno dei principali gruppi industriali in Italia e a livello internazionale nel settore della produzione di svariati materiali per l’edilizia. Tuttavia, l’eccellente reputazione dei veneti non è bastata a scalfire la cortina della burocrazia siciliana che con i suoi tentacoli sta mettendo a rischio l’importante progetto di investimento del Gruppo. La vicenda prende avvio circa quattro anni e mezzo fa quando il management di Fassa Bortolo mette gli occhi sulla cava di calcare e minerali associati del comune di Agira, in provincia di Enna: l’azienda si era attivata presentando un elaborato progetto per la riapertura del sito, dismesso più di trent’anni fa e dunque completamente inutilizzato e abbandonato a se stesso.

La cava, che tra l’altro è presente nell’elenco del Piano regionale delle attività estrattive, dovrebbe consentire l’estrazione della materia prima da destinare allo stabilimento produttivo che secondo i piani di Fassa Bortolo dovrà essere realizzato sempre ad Agira. E non si tratta certo di pochi spicci, bensì di un investimento sostanzioso (25 milioni di Euro) capace di generare occupazione per un centinaio di unità, con tutto l’indotto che ne deriva (a beneficio del territorio). Ebbene, dove sta l’inghippo? Una piccolissima porzione dell’area è classificata “d’interesse archeologico” e per questo si è ancora in attesa del parere paesaggistico della Soprintendenza – conditio sine qua non affinché il competente distretto Minerario di Caltanisetta possa finalmente concludere l’iter autorizzativo.

Secondo Paolo Fassa un simile ritardo non è giustificabile anche perché l’azienda di Treviso ormai da anni ha dato la sua disponibilità a valorizzare i reperti storici, proponendosi anche per il supporto alle attività di trasporto e spostamento dei ritrovamenti.

Fassa, come è comprensibile, è molto amareggiato: “E dal 2013 che aspettiamo. Noi siamo disposti a investire in questa Regione, ad assumere lavoratori ma ce lo impediscono. O meglio la burocrazia lo impedisce”. E aggiunge: “se non si sblocca in tempi brevi questa assurda situazione, rinunceremo al progetto e lasceremo sull’isola solo gli avvocati perché faremo causa”. Nel frattempo, ha lanciato un appello al ministro Calenda, mentre qualche segnale è arrivato dal Governatore siciliano Nello Musumeci il quale ha promesso di convocare il responsabile della Soprintendenza per avere una relazione sui motivi delle lungaggini. Staremo a vedere.

La notizia su La Repubblica

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