I ritardi e le inefficienze delle stazioni appaltanti siciliane sono al centro di una dettagliata analisi di Ance Sicilia, la storica associazione dei costruttori edili attiva anche a livello regionale. Come noto, il comparto dell’edilizia, incluso il mercato delle opere pubbliche, è stato profondamente scosso dalla crisi economica, e non solo in Sicilia. Vi è senz’altro il problema delle risorse pubbliche messe a disposizione e che non vengono utilizzate dalle amministrazioni locali, ma l’Osservatorio dell’Ance Sicilia ha individuato – dati alla mano – quanto influisce la macchinosa struttura delle stazioni appaltanti che difatti rallenta o impedisce l’aggiudicazione dei (pochi) bandi.
A partire dalle pubblicazioni nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, l’Ance ha analizzato i pubblici incanti aggiudicati entro il 31 ottobre 2017: ebbene, su 96 nuove infrastrutture proposte (valore 142,4 milioni di euro) ne sono state aggiudicate 45, vale a dire meno della metà, per un importo di 55,7 milioni, pari a neanche il 40% del valore atteso. Per Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, si tratta di numeri allarmanti, soprattutto se si guarda all’indotto che ruota attorno all’edilizia siciliana: delle più di 2 mila aziende del settore, ricorda Cutrone, solo 45 hanno cantieri attualmente aperti. Inoltre, nel mirino degli edili c’è il tema delle gare di cui non si ha più notizia, ben 51 al 31 ottobre di quest’anno: in pratica, non è possibile stabilire se queste gare siano state annullate, oppure sospese o ancora aggiudicate. Sono a tutti gli effetti scomparse! Di sicuro però se ne conosce il valore, pari a 86,6 milioni. Ad esser sotto accusa sono soprattutto i bandi di competenza dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici (UREGA): 22 gare su 31 – per un valore di 63,8 milioni su 92,6 milioni complessivi – non sono tracciabili.
Secondo Cutrone, “significa che il 50% delle già poche occasioni di lavoro si perde nel vuoto: un fenomeno carsico di cui nessuno spiega il perché né pensa a porvi rimedio; e il nuovo governo regionale dovrà porre tra le priorità lo sblocco delle procedure di gara responsabilizzando le commissioni e il pieno e immediato utilizzo dei quasi 10 miliardi di euro disponibili per infrastrutture. Il comparto dell’edilizia non potrà reggere un altro quinquennio di immobilismo”.









