Verso un regionalismo differenziato? L’opinione del sindaco di Varese Galimberti

Intervista

16-01-2018     Andrea PICARDI

“Quando si parla di autonomia bisogna tener conto che tutti territori – anche i singoli comuni – hanno le loro specificità. Per questa ragione sono convinto sia necessario dotarsi di specifici meccanismi con i quali valorizzarli adeguatamente”. Parola del sindaco di Varese Davide Galimberti che mercoledì 24 gennaio parteciperà alla tappa conclusiva dell’Osservatorio sulle relazioni territorio-impresa (ORTI) organizzato da I-Com. Il suo intervento è in programma nel tavolo dal titolo “Verso un regionalismo differenziato?” nel quale si parlerà, ovviamente, anche del referendum sull’autonomia che si è svolto in Lombardia e Veneto lo scorso 22 ottobre. Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua opinione sul tema del dibattito e, più, in generale in merito ai rapporti tra enti locali, regioni e Stato. Ecco che cosa ci ha detto.

Sindaco, in che senso – a suo avviso – i comuni devono essere valorizzati? Cosa dovrebbe fare a tal proposito la regione?

Una regione moderna che voglia rappresentare realmente i territori deve essere in grado di capirne le esigenze, ma ciò non è sempre avvenuto in questi anni in Lombardia. Autonomia, dal mio punto di vista, vuol dire rappresentare al meglio le specificità di un territorio e non trasferire solamente eventuali risorse e competenze dallo stato centrale alle regioni.

L’Italia non ha ancora fatto pienamente i conti con il tema del regionalismo come dimostrano la riforma del titolo V del 2001, il referendum costituzionale del 2016 e in ultimo, le consultazioni dello scorso ottobre in Lombardia e Veneto sull’autonomia. Lei come la vede?

A mio avviso è necessaria una riforma istituzionale. Sono stato un grandissimo sostenitore di quella costituzionale del 2016: ero convinto che occorresse rendere più snella e veloce la fase legislativa.

Però è stato anche a favore del referendum sull’autonomia. Perché?

Sì ma non nella chiave leghista che lo aveva inizialmente ispirato. L’ho sostenuto in quell’ottica che sottolineavo prima: per rappresentare al meglio le istanze dei territori nella assoluta e piena consapevolezza della unità nazionale. Che non deve essere in conflitto con i principi di autonomia espressi dai territori.

Bisogna trovare la giusta alchimia tra interesse nazionale e riconoscimento delle specificità dei territori?

Che un territorio sia in grado di capire quali sono, nelle diverse fasi e situazioni, le più importanti necessità in un determinato momento storico è un dato di fatto. Però, ripeto, all’interno di una programmazione nazionale dalla quale non bisogna assolutamente prescindere.

Ma come si fa a far convivere questi due principi?

Occorre trovare una sintesi, non c’è altra possibilità. Da una parte, infatti, c’è l’interesse nazionale – che però non deve pregiudicare i diritti dei territori – mentre dall’altra è altresì impensabile che le istanze delle comunità locali possano bloccare interventi importanti, in grado di portare benefici a tutti. Bisogna trovare un punto di incontro e farlo spetta alla politica e alle istituzioni.

Cosa succederà dopo il referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto? A livello istituzionale a cosa condurrà quel voto?

L’auspicio è che realmente si arrivi a individuare con lo Stato le materie su cui può essere esercitato pienamente il principio di autonomia. Che – lo ribadisco – non c’entra nulla con il federalismo né, tantomeno, con la secessione. Oggi il tema è trasferire competenze per far sì che il territorio possa interpretare al meglio alcune delle sue esigenze. E, a tal proposito, è anche necessario che siano previste risorse adeguate, in una misura che sia proporzionale ai bisogni. Questo sistema potrà inoltre creare un meccanismo di competizione virtuosa tra i territori.

Come amministrazione cittadina qual è in questa fase la priorità politico-programmatica che vi sta connotando maggiormente?

Ci stiamo impegnando in particolare nella riqualificazione di tutto il comparto delle stazioni. Un intervento di rigenerazione urbana che Varese attendeva da oltre trent’anni. A questo riguardo devo dire che è stato molto importante il finanziamento straordinario disposto dal governo attraverso il piano periferie. A mio avviso un esempio di corretta applicazione del principio di autonomia visto che le valutazioni – e il relativo trasferimento di risorse – sono state effettuate sul merito dei progetti e degli interventi.

Di quante risorse stiamo parlando per il Comune di Varese?

18 milioni di euro di finanziamento netto da parte dello Stato, tutti destinati ai comparti delle stazioni. E, quindi, agli edifici e ai luoghi pubblici – come le piazze – che si trovano in quelle aree della città.

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