Soluzioni centralizzate a problemi locali



    

Tra i principi promossi dall’Osservatorio ORTI quello della “sussidiarietà applicata” occupa una posizione di primo piano. Le soluzioni, in altre parole, vanno cercate sul territorio, per il territorio, anziché a livello di governo centrale.

Prendiamo un caso di studio. Pochi giorni fa il Ministero dell’Interno ha annunciato la messa in operatività della Banca Dati Centrale Unica Anti-Mafia. Si tratta di un passo avanti importante nella lotta alla criminalità organizzata, grazie ai benefici che seguiranno alla connessione tra la Banca Dati e le amministrazioni interessate.

Tra i vantaggi attesi c’è anche quello dello snellimento delle pratiche burocratiche a carico delle imprese. Queste infatti potranno ottenere in tempi rapidi, e con costi minori, il rilascio della certificazione antimafia. Un documento essenziale per una varietà di scopi: non ultimo quello della partecipazione agli appalti pubblici.

Una buona idea? Senza dubbio. Ricordiamo che secondo le stime di CGIA Mestre le imprese italiane sopportano un costo in burocrazia di circa 248,8 miliardi di euro annui, con le piccole e medie imprese che, da sole, affrontano una spesa pari a 31 miliardi di euro annui in assolvimento di oneri burocratici. Proprio in materia di appalti, la durata media delle procedure di appalto a livello nazionale è pari a 4,5 anni. Troppi sia per i piccoli che per i grandi imprenditori.

Il passo in avanti verso la sussidiarietà dovrebbe ragionare in termini di territorio. Se iniziative come quella della Banca Dati possono aiutare a livello centrale, sono le amministrazioni territoriali che devono inventare soluzioni pratiche per chi svolge attività di impresa sul territorio. Applicare la sussidiarietà significa questo: misure “a misura” delle esigenze concrete di chi vive e lavora sul territorio.

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