Ecco il gioco di squadra che serve all’Italia. La versione di Federico Pizzarotti (sindaco di Parma)

Intervista

12-03-2018     Andrea PICARDI

I Comuni hanno bisogno di essere supportati e maggiormente ascoltati: siamo il primo baluardo democratico nel Paese“. E ancora, sulle (poche) risorse a disposizione delle amministrazioni comunali: “Le entrate di un territorio devono rimanere in larga parte sul territorio stesso“. Dal maggio 2012 Federico Pizzarotti è alla guida di Parma dov’è stato confermato sindaco lo scorso giugno all’esito di una corsa in solitaria che, con la sua lista, lo ha visto prevalere su centrodestra, centrosinistra e MoVimento 5 Stelle. Una vittoria che gli ha consentito di dare continuità alle politiche messe in campo nei precedenti cinque anni di amministrazione cittadina nel capoluogo di provincia emiliano. E di riuscire a centrare un obiettivo a cui oggi tutta la città tiene moltissimo: l’appuntamento del 2020 quando Parma sarà la capitale italiana della cultura. Ma nel frattempo Pizzarotti si sta anche dedicando alla formazione di un nuovo soggetto politico, Italia in Comune, di cui ha assunto il ruolo di coordinatore nazionale insieme al primo cittadino di Cerveteri Alessio Pascucci (qui la sua recente intervista per il nostro Osservatorio sulle relazioni tra imprese e territori). Un progetto politico che, in fondo, ha nello stesso nome la sua mission principale: rinnovare l’Italia a partire dall’esperienza maturata sul campo da centinaia di sindaci e di amministratori comunali.

Pizzarotti, nel 2020 Parma sarà la capitale italiana della cultura. Quanto siete soddisfatti per questo risultato e che tipo di progetto avete in mente?

Molto soddisfatti. È il proseguo di un percorso amministrativo iniziato nel 2012. Avevamo provato a diventare Capitale della Cultura nel 2017, senza riuscirci. Ci siamo riproposti con un dossier davvero corposo, composto da 32 progetti concreti per la città. Abbiamo messo insieme tutte le anime di Parma, le imprese, l’Università, le associazioni culturali, le istituzioni. Particolarmente importante l’appoggio, il supporto e la condivisione di idee con “Parma io ci sto”, importante associazione del territorio che si è costituita nel 2016. Abbiamo fatto squadra e abbiamo avuto successo, perché quando Parma fa squadra e mette a sistema le sue ricchezze e le sue eccellenze non può essere battibile. Ora è il tempo di mettere a frutto il dossier.

Come cercherà di coinvolgere le aziende e le associazioni del territorio nell’organizzazione dell’anno della cultura?

Sono già tutti coinvolti: il progetto non è del Comune di Parma, ma della città intera. All’indomani del riconoscimento abbiamo convocato un tavolo di lavoro, che diventerà permanente, per concretizzare ogni proposta culturale. Non ci siamo fermati a festeggiare: ci siamo messi subito all’opera.

A suo avviso, sindaco, di cosa avrebbero bisogno i comuni per riuscire a svolgere appieno il loro ruolo di primo e fondamentale riferimento dei cittadini?

I Comuni sono già il principale riferimento politico e amministrativo dei cittadini. Per questo dico sempre che il governo, qualsiasi sia il suo colore, dovrebbe dare maggior attenzione ai sindaci e ai Comuni: le nostre esigenze sono le esigenze dei cittadini. Quando si tagliano gli investimenti alle amministrazioni comunali o quando le entrate delle imposte non rimangono sul territorio, si fa un torto alla città e ai cittadini. I Comuni hanno bisogno di essere supportati e maggiormente ascoltati: siamo il primo baluardo democratico nel Paese.

Il taglio dei trasferimenti statali, in questi anni, quanto si è fatto sentire?

Molto, soprattutto nei primi 3 anni del mio primo mandato. Sono state tagliate risorse importanti che ci permettevano di erogare servizi alla città. Parte della cittadinanza si è rivoltata contro il Comune, questo è quello che è successo. Per i Comuni chiudere il Bilancio diventa sempre più complesso. Non va bene. Il mio è un richiamo alla riflessione: le entrate di un territorio devono rimanere in larga parte sul territorio.

Dal governo sostengono che il problema delle risorse sia stato almeno in parte superato e che oggi la questione principale riguardi in particolare le inefficienze e i colli di bottiglia della burocrazia. E’ così?

La burocrazia italiana è da riformare. Troppi passaggi burocratici, troppi cavilli. Imprese e cittadino entrano in un labirinto di documenti, fogli, firme, controfirme, certificazioni e spesso non ne escono più. La riforma della pubblica amministrazione e della burocrazia, lo dico da sempre, sono due passaggi importanti di questo Paese. Mi auguro che chi andrà al governo sappia metterci mano, sicuramente con il supporto dell’Anci.

In Italia, troppo spesso, si fatica a dare esecuzione alle decisioni prese dagli organi politici, a tutti i livelli e di tutti colori. Come se ne esce?

Penso ci debbano essere meno leggi, meno burocrazia, meno deroghe. Poche cose ma fatte bene. Capisco che un conto è dirlo e un altro è farlo, ma da qualche parte bisogna cominciare.

In Anci – oltre a ricoprire il ruolo di vicepresidente – guida anche la commissione permanente su politiche ambientali, territorio, energia e rifiuti. Sotto questi profili, le città del futuro come se le immagina?

Tra le tre grandi sfide del Comune di Parma, come ho avuto modo di ribadire più volte, c’è il tema della qualità ambientale e della mobilità. Parma ambisce a essere città europea della mobilità attraverso politiche forti e, in un certo senso, rivoluzionarie: chiusura progressiva del centro storico alle auto, forti incentivi all’uso del trasporto pubblico, dell’auto elettrica, incremento del bike e del car sharing. Il futuro di Parma sarà questo. Ma non solo: stiamo lavorando per rigenerare tutte le aree periferiche lasciate nel degrado, ridestinando edifici oggi in decadenza all’uso pubblico e collettivo. Parma sta rinascendo non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello dell’innovazione e della rigenerazione urbana.

A proposito di futuro delle città città, quanto può essere importante la mobilità elettrica?

È il futuro. Nei nostri centri storici dovranno esserci meno auto a benzina e diesel e più auto elettriche. Il modello deve essere quello dell’Europa del nord. Parma sta già facendo passi avanti, vuole diventare un modello italiano della mobilità. Ci vorrà tempo, forse anni, ma arriveremo a questo importante traguardo.

Da qualche settimana ha assunto il ruolo di coordinatore nazionale del movimento Italia in Comune. Di cosa si tratta e qual è il vostro obiettivo politico?

Entro l’anno nascerà un nuovo soggetto politico. Un vero e proprio partito fondato dai sindaci italiani che non si riconoscono in alcun partito. Sindaci civici che al centro del loro agire mettono il pragmatismo, la coerenza e i risultati ottenuti. Un partito che guarderà all’Europa come alla casa di tutti noi, non populista e fatto di competenze ed esperienze di governo. Sarà un soggetto del tutto nuovo che si affaccerà sul panorama politico italiano.

Alla luce della crisi dei partiti, che ruolo ritiene sia svolto dalle amministrazioni territoriali dal punto di vista della formazione delle classi dirigenti del presente e del futuro?

Un ruolo fondamentale. I sindaci, per definizione, sono pragmatici e concreti. A noi interessa portare a casa il risultato e poco ci importa delle divisioni politiche: i maggiori risultati ottenuti da Parma in ambito nazionale e internazionale li abbiamo raggiunti quando abbiamo fatto squadra, indipendentemente dalle ideologie o posizioni politiche. I sindaci, oggi, possono concretamente rappresentare la parte nuova, pulita e di qualità della politica.

C’è però chi dice che questo possa anche essere un limite nel senso che amministrare sarebbe un conto e fare politica un altro diverso. E’ d’accordo oppure no?

Amministrare vuol dire fare politica nel senso più ampio e compiuto del termine. La politica è l’arte di occuparsi della cosa pubblica. Chi meglio di un sindaco?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.