Geraci Siculo, il resort termale non si farà. SICILIA



    

Le potenzialità del turismo italiano sono spesso frenate da una burocrazia che scoraggia chi intende investire nella Penisola, generando quel tipico loop nostrano che si autoalimenta di pessimismo e di occasioni perse. Turismo significa anche posti di lavoro e opportunità di crescita per molte zone del Sud, motivi ulteriori dunque per attendersi la massima collaborazione da parte degli enti locali chiamati a gestire tutto il complesso delle procedure fatto di richieste, pareri, bandi eccetera eccetera. Purtroppo, così non è stato per il resort con centro termale di Geraci Siculo, un piccolo comune della città metropolitana di Palermo.

Il progetto era stato presentato dal Gruppo Aeroviaggi di Antonio Mangia e prevedeva la costruzione di un Centro Termale e del Benessere con annesso albergo di cento camere, da realizzare in Contrada Parrino, appunto a Geraci. Mangia non è certo uno sprovveduto, essendo la Aeroviaggi proprietaria di dodici complessi alberghieri più tre in gestione in Sicilia ed in Sardegna, per un totale di 10mila posti letto, ma evidentemente gli uffici tecnici del Comune e della Regione Sicilia devono avergli dato parecchio filo da torcere se alla fine l’imprenditore ha deciso di rinunciare al suo ambizioso progetto.

L’intricata vicenda ha inizio con la richiesta economica del Comune per la vendita del terreno: una cifra spropositata, a detta di Mangia, anche perché in un primo momento il prezzo è stato stabilito dalla Regione, mentre il Comune nulla ha fatto per spiegare all’ente superiore le opportunità del progetto del resort.

Trovato l’accordo sul prezzo, i tecnici dell’imprenditore hanno messo in moto la macchina organizzativa presentando il materiale necessario ad ottenere in conferenza di servizi i permessi e le autorizzazioni per procedere alla fase esecutiva dell’opera. Ma a giugno scorso arriva la doccia fredda: SO.SVI.MA. (l’Agenzia di Sviluppo locale delle Madonie) comunica a Mangia la bocciatura del progetto da parte della Soprintendenza di Palermo, argomentando che l’impresa non avrebbe recepito le indicazioni trasmesse dal Comune “nel corso di incontri informali” … Una formula decisamente criptica che Mangia e i suoi faticano a comprendere. Come prevedibile, l’imprenditore ha chiesto il risarcimento dei danni subiti per l’aggiudicazione di un’area non idonea alla costruzione del complesso termale, insieme alla restituzione del doppio della caparra confirmatoria già versata.

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