Dissesto idrogeologico, solo progetti fantasma dalla Pubblica amministrazione?



    

Bella e fragile, l’Italia che fa i conti con gli straordinari (e sempre più frequenti) eventi atmosferici soffre di un evidente deficit nella gestione delle emergenze. Da nord a sud, frane, smottamenti, esondazioni si verificano purtroppo puntualmente, con conseguenze spesso tragiche non solo per l’entità dei danni e delle risorse finanziarie necessarie per la ricostruzione. Prevenzione! È l’imperativo e l’unica soluzione per rimediare agli abusi passati e recenti dell’eccessiva edificazione edilizia in zone vincolate, alla disordinata pianificazione urbanistica, allo stato di abbandono del reticolo idraulico e delle aree boschive e collinari. Il Governo Renzi ha affrontato di petto il tema spinoso e cruciale della prevenzione, con la creazione quattro anni fa della struttura di missione ItaliaSicura che, tra le altre cose, ha avuto l’opportunità di gettare uno sguardo analitico sui vari ostacoli che impediscono la progettazione degli interventi necessari.

In primis, emerge una carenza strutturale dei Comuni italiani, soprattutto nel caso dei piccoli, dove non è raro il caso di uffici tecnici che non dispongono del personale adeguato, sia in termini di numero sia dal punto di vista delle competenze. Come ricordano i responsabili di ItaliaSicura, Erasmo D’Angelis e Mauro Grassi: “Quando nel 2012 furono dati 110 milioni per mettere in sicurezza il bacino dell’Arno, quelle opere non sono andate a gara per anni perché uno dei Comuni più coinvolti, Figline Val d’Arno, non aveva l’ufficio tecnico”.

Se mancano gli ingeneri mancano pure i progetti per la messa in sicurezza di questo o quel canale, oppure per l’intervento contro il rischio frane su una collina. Addirittura, solo un decimo delle 9.400 opere anti-dissesto indicate dalle Regioni ha anche un progetto completo ed è idonea ad essere cantierabile: la scrivania di D’Angelis è piena di progetti che a conti fatti non possono definirsi tali, “sono in gran parte titoli e basta, al massimo studi di fattibilità”. Come spiega Marco Ruffolo di Repubblica, la condizione dei sindaci è quella più scomoda perché “con il nuovo codice degli appalti senza progetti esecutivi non si prendono i soldi dei lavori, ma senza tutti i soldi dei lavori non si possono fare progetti. E chi ci prova rischia di essere condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti”. Per questi motivi ItaliaSicura ha deciso di sgravare i primi cittadini dai poteri di intervento per le opere di prevenzione, optando per un maggior coinvolgimento delle Regioni per le quali è stato creato un apposito fondo da 100 milioni per la progettazione. Fondo che da quasi tre anni a questa parte non è stato ancora erogato

L’articolo di Repubblica.it

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