Gestione dei rifiuti e nuove infrastrutture

Opinione

27-02-2017     * Emilio Conti, Università IULM di Milano e consulente di Public Affairs Advisors

In questi ultimi anni nel nostro Paese sono stati fatti significativi passi in avanti nella corretta gestione dei rifiuti: c’è stato un incremento della raccolta differenziata importante – gli ultimi dati ufficiali disponibili indicano che siamo quasi al 50% – e che la frazione dei rifiuti avviata al riciclo supera il 45% di quelli raccolti.

Il dato negativo invece è che in Italia le discariche costituiscono ancora una delle vie principali per smaltire i rifiuti non avviati al riciclo, con gravi e pericolose ripercussioni sull’ambiente e con il rischio di infiltrazioni malavitose nel business dei rifiuti. La discarica infatti, oltre a bloccare sottoterra il materiale impedendone di fatto il suo possibile recupero, può nel corso degli anni andare incontro a problematiche non facilmente controllabili, con forti rischi per l’ambiente circostante e per le falde acquifere che si trovano nelle vicinanze.

Nel 2015 (ultimi dati ufficiali ISPRA) sono stati smaltiti circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani nelle 149 discariche autorizzate, 65 delle quali al Nord, 34 al Centro e 50 al Sud, e che di questi, nonostante il divieto imposto dall’art. 7 del d.lgs. n. 36/2003, 1,1 milioni di tonnellate sono state smaltite in discarica senza il preventivo e idoneo pre-trattamento.

Per quanto riguarda gli impianti di incenerimento, che permettono un recupero energetico di quella parte dei rifiuti non riciclata, sono operativi oggi 41 impianti che trattano rifiuti urbani. Il parco impiantistico non è però uniformemente distribuito sul territorio nazionale: il 63% delle infrastrutture (26 impianti) è localizzato nelle regioni settentrionali e, in particolare, in Lombardia (13) e in Emilia Romagna (8), mentre nel Centro e nel Sud del Paese, gli impianti di incenerimento operativi sono rispettivamente 8 e 7, con regioni, come la Sicilia, che non ne hanno neanche uno e dove tutto l’indifferenziato finisce in discarica.

Partendo dal fatto che un miglioramento nell’ulteriore incremento della raccolta differenziata ci può e ci deve essere, un maggiore equilibrio impiantistico tra le diverse regioni del Paese, avviando la realizzazione di nuovi e moderni impianti di incenerimento, permetterebbe di evitare non solo il conferimento dei rifiuti in discarica, ma anche il trasporto da una regione all’altra di enormi quantità di rifiuti, come avviene oggi. Con un beneficio in termini di emissioni di CO2 evitate e con una migliore gestione dell’intero ciclo dei rifiuti.

* Laureato in biologia a Milano, ha lavorato come ricercatore universitario in Francia – Université Paris VI e Istituto Pasteur – e a Milano – Università degli Studi e CNR. Da oltre vent’anni svolge attività di consulenza aziendale nei settori della comunicazione d’impresa, delle relazioni pubbliche e nelle relazioni istituzionali e industriali. Insegna Comunicazione ambientale presso l’Università IULM di Milano. Tra gli ideatori e organizzatori del Festival dell’Energia e del NimbyForum, il primo Osservatorio media permanente sui conflitti ambientali e territoriali, di cui è stato il Responsabile scientifico fino al febbraio del 2012.

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