Se la burocrazia frena l’azienda che vuole ampliare la sede (e poter assumere). VENETO



    

A Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, tiene banco la vicenda dell’ampliamento della sede della “Giorgio Robazza e figli”, una storica azienda del settore abbigliamento che fornisce marchi internazionali come Patrizia Pepe, Diego M, Hanita e molti altri.

A Mogliano dal 1989 – e con un’esperienza cinquantennale – la Robazza e figli non si è certo tirata indietro davanti alla crescente competizione, e i risultati positivi non sono tardati ad arrivare. Complice l’italica burocrazia, i quattro titolari si ritrovano però a dover affrontare anche sfide che poco o nulla hanno a che fare con il mercato e la globalizzazione, bensì con i cavilli e le lungaggini delle strutture pubblico-amministrative che gestiscono procedure, permessi e quant’altro.

Come racconta Luca Robazza, uno dei titolari: “eravamo interessati ad un ampliamento della nostra sede aziendale, ma ormai aspettiamo da troppo tempo, stiamo valutando di andarcene da qui”. Di sindaci e assessori alla Robazza ne hanno visti passare diversi, inclusa l’attuale primo cittadino Carola Arena, ma l’azienda è ancora in attesa di una variante urbanistica per ampliare lo stabilimento produttivo: “potremmo anche assumere nuove persone: ma dove le metto?”. Tuttavia, nonostante le continue rassicurazioni delle amministrazioni comunali, le trattative per sanare la situazione sono ancora a un punto morto.

La storia della Robazza è legata a doppio filo con l’insediamento del confinante DoubleTree Hilton Hotel: “nel 1999 – spiega Robazza – l’amministrazione comunale ha dato una esclusiva destinazione d’uso di tipo alberghiero a quella proprietà e una diversa destinazione d’uso ai nostri terreni adiacenti, in spregio al principio secondo cui nella stessa lottizzazione non possono trovarsi destinazioni diverse”. Il punto è che nel 1990 anche alla Robazza era stata riconosciuta la destinazione ricettiva, ma tre anni dopo la Regione Veneto stralciò l’indicazione del Comune.

A ricorrere contro il provvedimento regionale fu la Alemagnauno, società titolare dei terreni in questione, che nel 1996 ottenne la sentenza favorevole del Tar; ma a quel punto il Comune di Mogliano si limitò a riconoscere la destinazione alberghiera solo ai ricorrenti e non anche alla Robazza, come era legittimo attendersi. “Da allora – prosegue Robazza – abbiamo provato diverse vie, alla fine, nel 2000, abbiamo fatto ricorso al Tar”. Senza venirne a capo. E pensare che a dipanare la matassa basterebbe che la giunta fornisse una nuova indicazione urbanistica: che però a distanza di decenni non è ancora arrivata, nonostante le promesse e le rassicurazioni.

La notizia su La Tribuna di Treviso

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