Perché il futuro delle città passa necessariamente dalla rigenerazione urbana

Intervista

12-03-2018     Andrea PICARDI

Oltre a essere il fulcro delle politiche territoriali di oggi e di domani, la rigenerazione urbana può diventare anche un importante strumento di inclusione sociale e crescita economica. Ne è convinto Stefano Lo Russo, capogruppo Pd al consiglio comunale di Torino – dove ha pure ricoperto in passato il ruolo di assessore nella giunta allora guidata da Piero Fassino – e presidente della Commissione permanente urbanistica dell’Anci. Il processo di ammodernamento delle città – ha sottolineato lo stesso Lo Russo in questa conversazione – deve necessariamente accompagnarsi a una fattiva collaborazione tra amministratori e cittadini, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente circostante e della vita di tutti i cittadini.

Lo Russo, ritiene che questi concetti stiano passando nella popolazione?

Assistiamo a una progressiva crescita di consapevolezza da parte dei cittadini: il riutilizzo delle aree dismesse e del patrimonio edilizio è fondamentale perché consente di riqualificare i nostri edifici e di ricucire il tessuto urbano e sociale. Per questo è necessario coinvolgere anche i privati nei processi di rigenerazione, non solo le imprese ma anche le associazioni e le realtà del terzo settore.

Che dovrebbe fare in tal senso un’amministrazione comunale nel rapporto con le imprese?

Si tratta di stabilire una relazione positiva e costruttiva. E’ necessario che le amministrazioni svolgano un ruolo proattivo, in collaborazione con privati e imprese. In questo quadro deve anche cambiare il paradigma normativo: ci sono troppi vincoli normativi che frenano lo sviluppo.

Concretamente, dunque, cosa si dovrebbe fare?

Oggi la gestione degli spazi pubblici passa anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini, che ne sono più consapevoli che in passato. Si pensi alla cura delle aree verdi per la quale si dovrebbero attivare processi partecipativi delle comunità territoriali. Nelle città non mancano di certo le persone che vorrebbero prendere parte alla gestione della cosa pubblica, ma ancora non ci sono gli strumenti per coinvolgerli. Bisogna immaginare formule innovative con cui garantire questa partecipazione ed è chiaro che serva in tal senso un quadro normativo adeguato.

Ma partecipazione attiva significa sussidiarietà? Oppure che i cittadini dovrebbero sostituirsi a uno Stato che non riesce ad assolvere ai suoi compiti?

Nel nostro Paese siamo arrivati a un punto in cui è evidente che alcuni livelli di servizi non sono strutturalmente sostenibili dalla sola fiscalità: le tasse sono alte ma anche la qualità richiesta è elevata. Giustamente il cittadino è più attento rispetto al passato al modo in cui le città vengono amministrate.

Come si risolve questo problema?

Chiaramente non si possono eliminare o indebolire i servizi. Occorre tanto pragmatismo per provare a trovare soluzioni alternative.

Ma secondo lei le imprese edili hanno capito che è necessario fare rigenerazione urbana?

Bisogna lavorarci. Ci sono aree del Paese in cui le imprese lo hanno capito da molto tempo e altre aree che sono ancora indietro. E’ un processo culturale. Sicuramente in questo senso parlarne aiuta a costruire consapevolezza. Ma bisogna essere anche molto pragmatici: la svolta ci sarà solo nel momento in cui questo dibattito verrà semplificato e reso accessibile anche ai cittadini e al grande pubblico.

A proposito di imprese attive nel settore delle costruzioni, cosa ne pensa lei del nuovo codice degli appalti? Le critiche sono feroci al punto che in molti ne stanno chiedendo l’abolizione…

Come spesso accade in Italia si passa da un estremo all’altro. Quel codice ha prodotto – per come è stato scritto – non pochi problemi interpretativi ma forse non può ancora essere giudicato perché è troppo recente per poterne verificare la rispondenza ai criteri di partenza. Il suo scopo era rendere le cose il più possibile semplici e trasparenti. Non penso che l’abolizione brutale del codice appalti sia adesso la risposta. A mio avviso – dopo questo periodo di sperimentazione – occorrerà verificare quali sono state le anomalie e mettervi mano.

Come Anci quali sono i vostri progetti al momento?

Abbiamo lavorato tantissimo nell’ambito della redazione dei criteri di aggiudicazione del bando per le periferie con il ministero delle Infrastrutture. I progetti che sono stati presentati al ministero sono tutti di grande qualità: i comuni italiani – quando sono messi nelle condizioni di lavorare – lo fanno e lo fanno bene.

In conclusione, perché oggi la rigenerazione è uno strumento fondamentale sul quale è necessario convergano amministrazioni pubbliche e imprese?

Perché da questi processi rigenerativi passa la qualità della vita di una città e la sua attrattività. E’ il primo volano di sviluppo. La rigenerazione è una delle chiavi, se non la chiave più importante, della crescita del Paese nei prossimi anni.

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