Dopo la Toscana l’Italia: il modello del débat publique

Opinione

18-04-2016     Gianluca SGUEO

L’istituto del dibattito pubblico nasce in Francia, nel 1995, per veicolare le proteste contro la linea da alta velocità Lione-Marsiglia. Finora, in Italia, solo la regione Toscana aveva introdotto un sistema analogo per le grandi opere infrastrutturali. Da Aprile 2014 a Maggio 2015 l’Autorità toscana ha approvato (e finanziato) 106 progetti (rispetto ai 220 finanziati dal 2008 al 2013); presentati in prevalenza da enti locali (66,04%) e, in misura minore, imprese (11,32%).

Con la legge delega approvata dal Parlamento a gennaio 2016, il Governo italiano è stato incaricato di recepire la normativa europea in tema di contratti di concessione e appalti pubblici. La legge delega, oltre a numerose misure di semplificazione (sia normativa che amministrativa), di promozione della digitalizzazione delle procedure di appalto e degli incentivi alla trasparenza, introduce un nuovo istituto: il “dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali ad elevato impatto ambientale o sociale” (di seguito, per semplicità, “dibattito pubblico”).

La struttura del nuovo dibattito pubblico è modellata sull’esempio francese. Si inizia con la pubblicazione on line dei progetti infrastrutturali con impatto ambientale e sociale, seguendo con una consultazione pubblica. Gli esiti della consultazione, una volta conclusa, sono pubblicati online. Le osservazioni elaborate in sede di consultazione divengono così parte integrante della valutazione in  sede  di predisposizione del progetto definitivo dell’opera. Interessante il fatto che la medesima legge delega include una norma dedicata alla disciplina dei portatori di interesse. Al Governo è affidato il compito di disciplinare la trasparenza nella partecipazione dei  portatori  qualificati di interessi nell’ambito dei processi  decisionali  finalizzati  alla programmazione e all’aggiudicazione di appalti pubblici  e  contratti di concessione nonché nella fase di esecuzione del contratto. Di nuovo sulla falsariga di quanto già avvenuto a livello regionale – e in particolare nella Regione Toscana, presso la quale è in vigore una regolamentazione dei gruppi di pressione presso il Consiglio regionale.

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