Dal Medioevo al Tar per bloccare il piano di investimenti per le acque minerali. UMBRIA



    

acqua_fonteSergio Rizzo ha raccontato sulle pagine del Corriere della Sera la singolare vicenda che ha per protagonisti Rocchetta – la nota azienda delle acque minerali, ma non solo – e la Comunanza agraria Appennino Gualdese, un’associazione locale di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia.

Oggetto del contendere è l’ampliamento di una fabbrica di Rocchetta Spa che proprio in Umbria ha in mente da un po’ di tempo un corposo pacchetto di investimenti (30 milioni di euro), con ricadute anche dal punto di vista occupazionale visto che solo nel comune di Gualdo si potrebbero creare circa trenta posti di lavoro. Rocchetta, ovviamente, versa annualmente alla Regione Umbria i canoni di concessione per le acque minerali; concessioni che, d’accordo con la Governatrice Catiuscia Marini si era già deciso di prorogare oltre la naturale scadenza del 2022 portandole fino al 2040, anche perché il gruppo industriale delle acque si era preso l’impegno di risanare l’area colpita dall’alluvione del 2013. Ottime intenzioni che rischiano di andare in fumo dopo che la Comunanza agraria ha presentato ricorso al Tar, contestando la proroga della concessione che per gli avvocati sarebbe causa di un imminente impoverimento della collettività locale per via dell’aumento del prelievo idrico.

Difficile a credersi, ma è proprio così. Ma la vicenda è anche più paradossale – se possibile – una volta inteso cosa è la famigerata Comunanza agraria Appennino Gualdese capace di ostacolare i piani di sviluppo di una multinazionale di primo livello. Si tratta di una sorta di loggia fondata alla fine del 1800 a cui l’allora Regno d’Italia assegnò il medievale “diritto collettivo” sui territori dove la nota marca delle acque vorrebbe oggi investire. Una volta deciso che bisognava opporsi al progetto di ampliamento della fabbrica, i membri dell’associazione hanno nominato loro Presidente la biologa Nadia Monacelli e, come scrive Rizzo, per farsi riconoscere “si sono presentati al Commissariato liquidazione degli usi civici per Lazio, Toscana e Umbria. Che cos’è? Uno di quei tribunali speciali istituiti nel 1927 e che nel 2009 il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli avrebbe voluto sopprimere, qualificandolo in una proposta di legge fra gli enti definiti «dannosi».

La legge non passò e i commissariati per gli usi civici sono rimasti”. Neanche a dirlo, il 7 marzo scorso il “tribunalino” ha sancito che la Comunanza gode tutt’oggi dell’istituto medievale del “diritto collettivo” e dunque via libera al ricorso al Tar, che tra l’altro ha già fatto sapere che la sentenza arriverà soltanto in novembre. Nel frattempo il sindaco di Gualdo Massimiliano Presciutti – che non dimentica gli ex lavoratori della Merloni rimasti a spasso – dovrà fare i conti pure anche con alcuni consiglieri di opposizione contrari al progetto di Rocchetta.

Bentornati nel Medioevo!

L’articolo sul Corriere della Sera

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