Regolamentazione delle lobby, la giunta pugliese ancora lontana dall’approvare una legge ad hoc. PUGLIA



    

Emiliano_PugliaSeppur con alcune lacune e talvolta scarsa attuazione, molte Regioni italiane stanno attuando leggi che regolamentano il lobbying dei gruppi di interesse nei processi decisionali pubblici. Azione da elogiare se si pensa che nell’ordinamento statale è ancora assente una disciplina organica che regoli tali attività.

L’ultima Regione che ha affrontato la questione è stata la Puglia che dalla scorsa estate sta cercando di introdurre alcune forme di regolamentazione dei rapporti tra gruppi di interesse e decisore pubblico a livello regionale. A tal proposito la giunta di Michele Emiliano ha presentato due disegni di legge che, ritenuti due punti qualificanti del suo programma di governo, sono stati approvati, ma non hanno ottenuto l’obbligatorio voto dei tre quarti dei componenti della VII Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale.

“I provvedimenti legislativi sulle lobby e sulla partecipazione hanno una marcata matrice politica e sono qualificanti per la maggioranza, le opposizioni ne hanno approfittato per creare l’incidente. In realtà, i consiglieri della maggioranza sono stati tutti presenti ed hanno votato favorevolmente», ha dichiarato il capogruppo PD Michele Mazzarano. “Il nostro voto è assolutamente nel merito e non strumentale. Ci siamo astenute perché sono tante le criticità dei due disegni di legge”, hanno risposto dalla minoranza le consigliere 5 Stelle Rosa Barone e Grazia Di Bari.

Pur non sapendo a quali criticità la minoranza faccia riferimento, il disegno di legge sulle attività di lobbying n. 101 del 15 giugno 2016 della Regione Puglia, si distingue dalle discipline introdotte dalle altre Regioni per alcuni importanti elementi, quali:

  • L’ambito applicativo delle norme è esteso non solo alla Giunta Regionale, ma anche ai singoli assessori, ai direttori dei dipartimenti e ai vertici delle Aziende regionali strategiche e delle Aziende e degli Enti del Servizio Sanitario Regionale (art. 3);
  • Istituisce un registro dei gruppi di interesse la cui iscrizione, obbligatoria per coloro che intendono svolgere attività di lobbying, è subordinata alla sottoscrizione di un codice di condotta che dovrà essere adottato dalla Giunta regionale d’intesa con la Presidenza del Consiglio regionale (art. 5);
  • Prevede l’introduzione di un’Agenda pubblica attraverso cui rendere noti gli incontri svolti dai decisori pubblici con i gruppi di interesse (art. 7);
  • Prevede un meccanismo di valutazione dello stato di attuazione della disciplina basato su una relazione annuale trasmessa dal Presidente della Giunta al Consiglio regionale (art. 12).

Il tema della regolamentazione delle lobby in Italia continua ad essere un tema attuale e al quale tutti si dicono favorevoli ma nessun provvedimento ad oggi è all’orizzonte nell’ordinamento statale.

La notizia su Il Corriere del Mezzogiorno

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.