Italia ancora in ritardo sulla sanità digitale



    

Sanità digitaleImpresaLavoro e Censis hanno pubblicato uno studio che fotografa il processo di digitalizzazione della sanità italiana.

Il rapporto intitolato “Le condizioni di sviluppo della Sanità Digitale: scenari Italia-UE a confronto” è stato presentato presso la sede del Censis il 5 luglio scorso all’interno di un dibattito cui ha preso parte anche il Direttore Generale Digitalizzazione del Ministero della Salute, Massimo Casciello, il quale ha ammesso che è più opportuno parlare di “sanità digitale 0.0” essendo l’Italia ancora agli inizi.

Infatti, la eHealth registra un ritardo significativo rispetto agli altri Paesi dell’Unione, come dimostrano i dati elaborati a partire dagli indicatori dello scoreboard della Commissione europea. Per esempio, nel 2015 il nostro Paese si colloca al 27° posto – all’interno dei 28 Paesi Ue – per il numero di utenti Internet che ricercano informazioni online sui temi della salute. Leggermente migliori sono i dati per il 2014 per quanto riguarda la prenotazione delle visite mediche via Web, con i cittadini italiani che si posizionano al 12° posto. E i medici italiani che rapporto hanno con la tecnologia? Nonostante il segretario della federazione dei medici di famiglia MIlillo abbia rassicurato sull’impegno della categoria, nel 2013 collezioniamo un poco gratificante 17° posto, con solo il 9% dei medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti. Decisamente bassa anche la percentuale di medici di famiglia che condividono i dati dei propri pazienti con altri professionisti sanitari: solo il 31% secondo i rilievi del 2013.

Casciello ha confermato che nel giro di pochi giorni il Ministero della Salute approverà il Patto per la Sanità digitale, ma il documento non prevede oneri finanziari. Del parere opposto, invece, l’analisi Censis-ImpresaLavoro che auspica “un deciso cambio di passo nelle risorse finanziarie da investire in Sanità Digitale” considerato che l’Italia destina all’eHealth solo l’1,2% della spesa sanitaria pubblica, rispetto alla media Ue compresa fra il 2 e il 3%, con punte anche del 4%. Le conseguenze di questo deficit si ripercuotono ovviamente sul Sistema sanitario nazionale che non gode dei benefici promessi dalla tecnologia: dalla riduzione delle prestazioni e degli esami diagnostici non necessari, all’appropriatezza prescrittiva dei medici; dalla razionalizzazione dei consumi intermedi, al contenimento dei costi di ospedalizzazione. Poi ci sono i pazienti e i medici, che troverebbero giovamento dai nuovi strumenti per esempio nella complicata gestione delle patologie croniche.

In tema dei fondi, la pensa così anche il Presidente di Assobiomedica Luigi Boggio che nella sede del Censis ha portato il punto di vista delle imprese che fanno innovazione in un settore, quello della sanità, in cui troppo spesso le risorse disponibili sono male organizzate. Per questo Boggio ritiene preliminare un piano generale del SSN della durata di 5 anni con obiettivi chiari e che includano anche un impegno serio nell’implementazione diffusa.

Link al Report ImpresaLavoro e Censis 

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