Favignana, la centrale elettrica della discordia. SICILIA



    

FavignanaA Favignana, la più grande delle isole Egadi, si vuole realizzare una centrale elettrica con un progetto che fa molto discutere. Il caso è vecchio ma adesso torna d’attualità, perché per superare i dubbi dell’Amministrazione Comunale e le proteste di alcuni consiglieri la Regione Siciliana ha deciso di inviare sull’isola un commissario ad acta per approvare la variante urbanistica necessaria a dare il via ai lavori. L’impianto dovrebbe essere costruito tra Cala Azzurra e il Bue Marino. Il progetto è della Sea S. p. A, la società elettrica che vende l’energia agli abitanti dell’isola che, come altre isole siciliane, non è attaccata alla rete Enel. La società prevede di realizzare, in un’area che si estende per due ettari, una centrale elettrica da 25 megawatt con un impianto apposito per ridurre le emissioni. Il Progetto ha già ottenuto l’autorizzazione della Regione Siciliana e della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali.

Il Comune di Favignana e i suoi cittadini si sono dichiarati contrari a tale progetto. Il sindaco Giuseppe Pagoto ritiene senza giri di parole “il sito poco opportuno per la realizzazione dell’impianto”. La battaglia del sindaco e dell’amministrazione di Favignana è sostenuta dalla presa di posizione della popolazione, degli operatori turistici e delle associazioni ambientaliste dell’isola.

Dall’altra parte, la Sea ha un’autorizzazione all’impianto che risale al 2004 ma le amministrazioni che si sono succedute sull’isola non hanno mai preso a cuore la situazione. La Sea, società di proprietà della famiglia palermitana Accardi, dichiara: “Lo sviluppo di ulteriori produzioni di fonti di energia rinnovabile, tutte da verificare a livello industriale nel tessuto di Favignana, potrà nel futuro consentire di disporre di consistenti capacità produttive da fonti alternative limitando di conseguenza ed in prospettive l’uso di fonti tradizionali”. Per cercare un punto d’intesa con il Comune l’intento della Sea è infatti quello di presentare un ulteriore progetto pilota, “in aggiunta a quello oggetto dello spostamento”, che possa utilizzare fonti energetiche non inquinanti e che possa connettersi alla rete di distribuzione dell’isola.

Un ulteriore fatto che potrebbe avvalorare la tesi della necessità del progetto riguarda la scorsa estate quando l’isola ha dovuto affrontare un piano di emergenza per evitare il black out. Il piano di emergenza consisteva in una programmazione definita dell’interruzione della distribuzione di energia in diverse parti dell’isola. Secondo la Società elettrica di Favignana, questo impianto “rimane l’elemento essenziale per assicurare e garantire la capacità di produzione di energia elettrica per l’isola. Su espressa richiesta del sindaco, la società ha rappresentato la propria disponibilità alla prosecuzione degli incontri tecnici per l’analisi di possibili ulteriori iniziative progettuali integrative all’impianto in itinere”.

La notizia su La Repubblica di Palermo

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