Roma e Torino, due diverse storie di apertura a progetti d’impresa

Opinione

02-02-2017     Stefano DA EMPOLI

31 gennaio 2017: la Conferenza dei Servizi per il nuovo stadio della Roma accoglie la richiesta del Comune di una proroga di 30 giorni per il rilascio del via libera al progetto. 20 dicembre 2016: la sindaca di Torino, Chiara Appendino, annuncia via twitter che il suo Comune sarà il primo a sperimentare la rete 5G, grazie a un accordo con TIM.

Si tratta naturalmente di due vicende diverse ma che documentano plasticamente una differente capacità di gestione di rapporti con le imprese da parte di Giunte e Sindaci targate Movimento 5 Stelle.

In entrambi i casi, si tratta peraltro di progetti ereditati dal passato. Lo Stadio della Roma aveva svolto un bel pezzo del proprio iter amministrativo sotto la precedente Giunta, mentre Torino è da sempre un polo importante per la ricerca e sviluppo e le sperimentazioni nel campo delle comunicazioni.

Tutte e due le iniziative presentano potenzialmente dei tratti urticanti per alcune frange importanti del Movimento 5 Stelle. Lo Stadio della Roma cubature molto elevate, il 5G lo spauracchio dell’elettrosmog. Ma anche un aspetto molto positivo in tempi di vacche magre per i bilanci dei Comuni: in nessuna delle due iniziative le casse municipali dovranno sborsare alcunché a fronte di ricadute economiche per il territorio certamente positive. Secondo le stime della Sapienza Università di Roma, gli investimenti complessivi nel nuovo stadio, pari a 1,6 miliardi di euro, genereranno un incremento del PIL per il territorio provinciale pari a 5,7 miliardi di euro dopo 3 anni e 12,5 miliardi dopo 6 anni. Per intenderci, un impatto che potrebbe essere due volte e mezzo quello del tanto celebrato Expo di Milano. A Torino, il 5G potrà portare con mesi e anni di anticipo su tutte le altre città d’Italia una connessione che consentirà una velocità di trasferimento dei dati fino a 100 volte più veloce dell’attuale, una riduzione della latenza quasi a zero, un volume di dati mobili mille volte superiore ai livelli attuali, la capacità di gestire dispositivi fino a 1 milione in 1 kmq, una durata della batteria dei dispositivi almeno pari a 10 anni. Musica per le orecchie di chi, imprese e cittadini, vorrà sfruttare appieno le potenzialità del cosiddetto Internet delle Cose, di cui oggi tanto si parla ma poco ancora si pratica, soprattutto per i vincoli connessi agli attuali standard di comunicazioni wireless.

Peraltro, per quanto attiene al progetto romano, potranno non stare simpatici i costruttori locali, comunemente noti con immagine efficace e spesso aderente alla realtà come “palazzinari”, e certamente un’amministrazione comunale ha il diritto-dovere di gestire l’uso del proprio territorio così come di far rispettare le regole urbanistiche. Tuttavia, non bisogna neppure dimenticare sotto il velo di una finta ipocrisia che l’area di cui si sta parlando è conosciuta a Roma per essere il principale polo degli sfasciacarrozze dell’intera provincia. Se all’interno del progetto dello stadio nascerà un parco con destinazione pubblica sarà sempre molto meglio dell’uso attuale dal punto di vista del paesaggio e dell’ambiente. Piuttosto, l’aspetto che meno convince del progetto è quello che riguarda le infrastrutture di trasporto, in un asse già molto congestionato, e probabilmente su questo dovrebbe concentrarsi ogni sforzo migliorativo (al di là di un ritocco della cubatura che peraltro appare più realisticamente in linea con gli attuali trend del real estate a Roma, tutt’altro che spumeggianti).

L’ennesimo rinvio, ancorché annunciato, di ogni decisione sul principale progetto di questi anni e, con ogni probabilità, dei prossimi che potrebbe atterrare a Roma, dopo il mesto stop al treno delle Olimpiadi, ci porta ad un’ulteriore considerazione. Se a Torino, si prova a cavalcare la variabile temporale per dare alla città un vantaggio competitivo grazie a un roll-out anticipato del 5G, sembra che a Roma lo scorrere del tempo sia ritenuto un fattore pressoché irrilevante. Non resta che sperare nel fatto che, secondo la procedura, quello di fine gennaio dovrebbe essere l’ultimo rinvio. Ma certo l’attuale amministrazione comunale sta facendo di tutto per omaggiare la presunta eternità della città che dovrebbe gestire e possibilmente rilanciare.

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