Le riforme e l’innovazione sono la priorità. Parola di Dario Gallina (presidente degli industriali di Torino)

Intervista

05-04-2018     Andrea PICARDI

Bisogna insistere e proseguire sulla strada delle riforme“. E ancora, in merito all’atteggiamento che le imprese sono chiamate a tenere di fronte alla rivoluzione digitale in corso: “L’innovazione cui devono guardare le aziende non è solo quella tecnologica, ma anche quella finanziaria, organizzativa e gestionale“. Parola di Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale Torino dall’ottobre 2016 che in questa intervista ha fatto il punto della situazione sui principali progetti imprenditoriali in corso nel capoluogo piemontese e, più in generale, sulle esigenze del sistema produttivo italiano. In questo senso una delle esigenze primarie sottolineate da Gallina è rappresentata dalla continuità delle politiche economiche e industriali: smontare tutto, insomma, avrebbe un effetto deleterio per il nostro Paese. Che invece – come ha affermato il presidente degli industriali di Torino – avrebbe bisogno di concentrarsi pienamente su vecchie e nuove sfide e, cioè, la sburocratizzazione da un lato e la spinta all’innovazione dall’altro.

Presidente Gallina, che tipo di gioco di squadra – a suo avviso – serve al sistema Paese da parte di imprese e pubblica amministrazione?

Credo sia proficuo che imprese e pubblica amministrazione collaborino su progetti specifici, con lo sguardo in avanti, per dare un’idea di futuro ai cittadini e agli operatori economici, italiani e stranieri. Quindi lavorare a un progetto, mettendo in comune competenze e risorse.

Come industriali, quale strada ritenete debba essere seguita per far sì che l’Italia, agganciata la ripresa, possa crescere ancora?

Sono fermamente convinto che sia necessario proseguire sulla strada delle riforme. Quelle realizzate (il Piano Calenda di Industria 4.0, il Jobs Act, l’alternanza prevista dalla “Buona Scuola”, e la riforma delle procedure concorsuali) stanno dando risultati positivi. Mentre altre, prima fra tutte la riforma Madia della Pubblica Amministrazione, non hanno dato i risultati sperati. Bisogna insistere e proseguire su questa strada, svecchiando soprattutto la pubblica amministrazione, anche attraverso un ricambio generazionale.

A Torino come procede l’interlocuzione degli industriali con il comune a guida pentastellata e con la regione amministrata dal centrosinistra?

Guardi, con i partiti politici abbiamo un rapporto “laico”. Valutiamo l’operato, la disponibilità al confronto e le competenze. Con il Comune, già nei mesi scorsi, come imprenditori ci siamo sentiti in dovere di avanzare una proposta di collaborazione su tre temi: le infrastrutture per la città, la sburocratizzazione e l’attrazione degli investimenti. Stiamo lavorando su dei tavoli tecnici, che procedono, anche se un po’ a rilento. La nostra Assemblea – che si terrà il 25 giugno prossimo in un luogo simbolo della rinascita della nostra Città, la “Nuvola” Lavazza – avrà per tema proprio il futuro di Torino. Con la Regione, con Sergio Chiamparino e i suoi assessori, c’è un rapporto dialettico e di abitudine al confronto e alla collaborazione. Talvolta è necessaria, da parte nostra, una sollecitazione a intervenire in modo efficace e più diretto sulle questioni emergenti.

Dov’è che il rapporto con la pubblica amministrazione ancora non funziona?

La burocrazia è per gli imprenditori una spina nel fianco, che costa molto, economicamente e in termini di tempo dedicati ad assolvere pratiche e compilare scartoffie.

Da imprenditore e presidente degli industriali di Torino, quale ritiene debba essere la misura fondamentale per rendere più efficiente la burocrazia?

La lean production. Abbiamo sperimentato, in un piccolo Comune della cintura torinese, una soluzione che si è rivelata valida e funzionale. Abbiamo introdotto tale principio organizzativo nella Pubblica Amministrazione del Comune di Collegno. Funziona! Adesso stiamo cercando di ripetere l’operazione nel Comune di Torino.

Come si favoriscono gli investimenti stranieri in Italia? Da questo punto di vista, a Torino, a che punto siamo?

Abbiamo un tavolo aperto con il Comune e con tutti gli stakeholder del territorio, chiamato Open for Business, che ha esattamente il compito di creare le condizioni per favorire gli investimenti nel nostro territorio, sia da parte degli operatori economici italiani, sia stranieri. E, naturalmente, anche di favorire il radicamento e il mantenimento della presenza delle realtà produttive nella nostra area. In particolare, sono convinto che un fattore attrattivo molto significativo sia costituito dalle free zone, ma questa possibilità pare trovare ostacoli nella normativa europea.

L’innovazione oggi è il tema centrale per garantire sviluppo e lavoro. Che ricetta proponete?

L’innovazione oggi è al tempo stesso una condizione per sopravvivere e per crescere sul mercato: è un ingrediente indispensabile per fare impresa! L’innovazione cui devono guardare le aziende non è solo quella tecnologica, ma anche quella finanziaria, organizzativa e gestionale. Fare innovazione a tutto campo all’interno dell’impresa è molto difficile. Richiede un cambiamento culturale e un atteggiamento open minded.

Il ministero dello Sviluppo economico ha di recente pubblicato il decreto che ha dato il via alla fase di attuazione dei “competence center”. In cosa consistono e perché sono così importanti?

Sono dei centri di ricerca tecnologica specialistici, che operano in collaborazione con tutto l’ecosistema locale dell’innovazione: grandi imprese, centri di ricerca, incubatori, start up, piccole  e medie imprese innovative. Si tratta di un driver fondamentale per alimentare e diffondere l’innovazione tecnologica nel sistema industriale e manifatturiero di un territorio, elevandone l’efficienza e la capacità di competere.

Anche Torino si è candidata in tal senso. Con quale progetto?

Il Politecnico di Torino è un’eccellenza internazionale: confidiamo, quindi, che venga riconosciuto come Competence Center. Il progetto che è stato avanzato si focalizza su automotive, aerospazio ed energia, puntando, in particolare, dal punto di vista tecnologico, su manifattura avanzata e tecnologie additive. Sono stati creati tre centri interdipartimentali, su additive manufacturing, mobilità (quindi veicoli elettrici, macchine a guida autonoma o con sistemi aeronautici), ed energia, che coinvolgono tutti i dipartimenti dell’ateneo, oltre che un grande centro di big data e data science.

Quali sono i nuovi orizzonti di Industria 4.0?

Industria 4.0 è sinonimo di tecnologie digitali, e tali tecnologie costituiscono il nuovo paradigma con il quale tutte le imprese debbono confrontarsi. Il Piano Calenda ha avuto il merito di mettere al centro la questione in modo molto concreto, offrendo incentivi fiscali automatici alle imprese che investivano in questo percorso. I risultati che il ministro Calenda ha, di recente, presentato proprio alle OGR di Torino, mostrano con tutta evidenza che il provvedimento è stato efficace e che gli imprenditori hanno risposto molto bene, investendo, acquistando nuovi macchinari a tecnologia digitale e scommettendo con entusiasmo sul futuro. Anche l’Unione Industriale ha investito, in prima persona, realizzando il DIHP (Digital Innovation Hub Piemonte), primo in Italia, per supportare le piccole e medie aziende – middle tech – in un percorso di diagnosi, analisi e avvicinamento all’adozione del nuovo paradigma tecnologico.

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