‘Costruire il modello lombardo’ – i rapporti tra pubblico e privati in Lombardia

Opinione

13-06-2017     Gianluca SGUEO

Costruire il “modello lombardo” – è questa la prima, e più importante, tra le direttrici che guidano l’andamento delle politiche regionali della regione Lombardia degli ultimi quindici anni. Un modello celebrato nei programmi elettorali, a partire da Roberto Formigoni fino all’attuale governo di Roberto Maroni, e realizzato, in parte, attraverso il principio di sussidiarietà, ovvero adeguando la legislazione locale alle esigenze di cittadini, associazioni e imprese operanti sul territorio. Modello che tuttavia, per altra parte, è rimasto ad oggi inattuato, in particolare per quanto riguarda il federalismo fiscale (quest’ultimo oggetto di un referendum consultivo che si terrà nell’ottobre del 2017) e il federalismo d’azione (da realizzarsi attraverso la creazione sia della ‘macroregione Nord’ che includa il territorio lombardo, piemontese e veneto e sia della ‘macroregione alpina’ che includa il territorio di tutte le regioni del Nord Italia e le aree transfrontaliere dell’Europa centrale).

Sul piano della produzione normativa, la Regione Lombardia si conferma amministrazione all’avanguardia per l’attenzione ai rapporti con imprese e cittadini. Dal gennaio 2005 al marzo 2017, la Regione ha emanato 335 atti aventi forza di legge regionale. Buona parte del corpo normativo regionale relative ai rapporti con i cittadini e quelli con le imprese si sono orientati in due direzioni. Anzitutto, migliorare la qualità della partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni del c.d. terzo settore, facilitando l’accesso ai servizi pubblici, in accordo con gli interessi generali e le singole esigenze. Inoltre, aumentare la competitività delle imprese presenti sul territorio lombardo, supportando l’iniziativa imprenditoriale e lo sviluppo di un sistema economico attrattivo per gli investimenti. Delle 64 leggi regionali emanate tra il gennaio 2005 e il marzo 2017 in materia di attività imprenditoriale, si segnalano soprattutto gli interventi che favoriscono lo sviluppo dei meta-distretti, quelle in tema di semplificazione amministrativa e, da ultimo, la legge sulla rappresentanza professionale degli interessi sulla partecipazione diffusa alla formazione delle decisioni del Consiglio Regionale lombardo. Invece, relativamente alla partecipazione, al netto di una costante azione da parte di tutte e tre le legislature esaminate, si segnala soprattutto lo sforzo di quella attuale per l’approvazione del progetto di legge in tema di partecipazione popolare e del relativo portale unico regionale per la partecipazione, il cui fine è quello di facilitare le procedure per la presentazione di proposte di iniziativa popolare ed eliminare gli ostacoli che rendono difficoltoso l’approdo di tali proposte all’esame del Consiglio regionale.

Il merito dei risultati ottenuti è da attribuire anche alla ‘macchina amministrativa’, ovvero la struttura istituzionale cui si demanda l’attuazione delle politiche sul territorio, che mantiene un assetto stabile nel corso degli anni. Ad oggi, la giunta regionale lombarda è articolata in 13 assessorati e altrettante direzioni generali. Particolarmente interessante il ruolo delle agenzie strumentali della Regione Lombardia e tra di esse si segnala Finlombardia SpA, attualmente l’unica società finanziaria pubblica della Regione, che a seguito dell’accorpamento, nel 2013, con l’altra società finanziaria in house, la CESTEC, oggi è una delle più grandi finanziarie pubbliche italiane. Le imprese lombarde si avvalgono dell’agenzia per di servizi personalizzati, tra cui supporto all’innovazione e al trasferimento tecnologico, assistenza nella ricerca di partner internazionali, accompagnamento su percorsi di internazionalizzazione e di rilancio aziendale. Inoltre, in tema di partecipazione, semplificazione e trasparenza si segnala LISPA, la digital company della Regione, che svolge un ruolo fondamentale tra la domanda della PA, l’offerta del mercato dell’Information Comunication Technology e i cittadini che usufruiscono dei servizi pubblici.

Dal punto di vista dei fondi europei, infine, nell’ambito del ciclo di programmazione 2007 – 2013, la Lombardia è quarta tra le regioni dell’Obiettivo Competitività per ammontare di finanziamenti ricevuti, mentre è prima in ex aequo con la Toscana e il Lazio per percentuale di pagamenti sui finanziamenti, che si attesta all’85%. Se si considera, invece, il numero dei progetti finanziati, la Lombardia si colloca davanti a tutti con 404.601 iniziative approvate. Il finanziamento medio per progetto nella Regione è infatti pari a 6.426 euro, mentre la regione dove i finanziamenti sono più concentrati è la Sardegna, con 245.495 euro per progetto. Infine, Regione Lombardia è tra le prime regioni italiane ad aver ricevuto tempestivamente l’approvazione da parte della Commissione Europea per la nuova programmazione 2014 – 2020, con una dotazione finanziaria complessiva di 970 milioni di euro definita in sette assi strategici.

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