Bruxelles ‘cambia Registro’: dagli incentivi alle condizioni per i lobbisti

Opinione

27-05-2017     Gianluca SGUEO

È proprio il caso di dire che Bruxelles ‘cambia registro’. Addio incentivi per i lobbisti che scelgono di iscriversi al registro europeo per la trasparenza, conosciuto come registro delle lobby. Si passa al meccanismo delle ‘condizioni’. In sostanza: iscrizione obbligatoria, obbligo di rendicontazione di tutte le attività di pressione e sanzioni più severe per chi infrange le regole.

Siamo alle battute finali. Dopo oltre due anni di dibattiti e trattative, una consultazione pubblica e un faticoso lavoro di tessitura degli interessi in gioco, il testo del nuovo registro è finalmente pronto. Si attende il dibattito in plenaria del Parlamento europeo al più tardi dopo l’estate. Il testo, intanto, è stato presentato mercoledì a Bruxelles, durante un incontro convocato dalla vice Presidente del Parlamento europeo, la socialista Sylvie Guillamme, e dalla Presidente della Commissione affari costituzionali del Parlamento, membro dei popolari, Danuta Hubner.

Quali sono le novità più importanti? Ce ne sono tre, oltre alla registrazione obbligatoria per i lobbisti. Primo, il coinvolgimento del Consiglio, fino a oggi estraneo all’applicazione del registro. Il punto però rimane controverso. Stando alle indiscrezioni trapelate attraverso il magazine Politico, non tutti i governi sono favorevoli. Al sostegno espresso da italiani, francesi, olandesi e spagnoli, fanno da contraltare le perplessità di Germania, Ungheria, Polonia e Grecia. In realtà il progetto è ancora più ambizioso. L’idea è quella di vincolare alle nuove regole tutti gli organi dell’Unione. Ed è questa la seconda novità: un registro che copra l’attività dell’Unione a tutto tondo, incluse le agenzie, che esercitano funzioni cruciali per cittadini e imprese. Si pensi all’agenzia europea per i medicinali, oggi a Londra, ma sulla quale è in corso una battaglia politica tra i governi desiderosi di accaparrarsi la nuova sede dopo la Brexit. La terza novità, infine, riguarda la platea di coloro che, lavorando nelle istituzioni, sono oggetto di pressioni lobbistiche. Oltre ai ‘soliti sospetti’, eurodeputati e Commissari europei, le nuove regole sulla trasparenza del lobbying interesseranno anche i direttori generali e i capi unità. È vero, si tratta di una piccola percentuale dei circa 50,000 lavoratori dell’Unione, ma è una percentuale dal peso specifico importante. Sono proprio i vertici amministrativi a seguire i dossier più delicati e ad avere il maggior numero di contatti con i lobbisti. Non a caso, la Commissione europea, dal primo gennaio 2014 e a cadenza periodica, pubblica online gli incontri avvenuti tra lobbisti e Commissari, ma anche capi di gabinetto e direttori generali. Al termine del primo anno, il numero di incontri ufficiali ammontava già a 7mila, 75% dei quali con rappresentanti del settore industriale.

La sfida sarà nel trovare il giusto equilibrio tra diritti, obblighi e aspettative del pubblico. Un punto emerso a più riprese nel corso dell’incontro di mercoledì. La trasparenza è un valore dell’Unione – ed è questa la direzione che segue il nuovo registro – nel rispetto però della leale concorrenza, della riservatezza dei dati e della necessità di garantire il buon funzionamento della macchina politica e amministrativa.

* L’articolo è stato pubblicato su Italia Oggi del 16 maggio 2017

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