Crisi idrica: Comuni, Regione e la società che gestisce il servizio non riescono a venirne a capo. CALABRIA



    

acqua_emergenzaLa soluzione alla profonda crisi del sistema idrico in Calabria sembra ancora lontana, con le parti in causa che sembrano parlare linguaggi diversi, nel senso che quando interagiscono basta un niente affinché si passi al più classico degli scaricabarili. In ballo però, c’è anche la sicurezza dei cittadini e parlare di semplici disservizi è un eufemismo, dato che solo pochi mesi fa la sospensione della fornitura di acqua a Catanzaro ha costretto la protezione civile a riempire in fretta e furia le cisterne del Policlinico di Germaneto. L’ospedale era rimasto a secco.

Il sistema infrastrutturale è obsoleto, come dimostrano i frequenti guasti alle reti di adduzione e di distribuzione, le dispersioni che raggiungono picchi del 46%, disservizi vari. Come se non bastasse, i cittadini iniziano a contestare le tariffe (ma come dar torto se la bolletta recita 437 euro a Reggio Calabria e 171 euro di Cosenza).  E c’è già chi ha chiesto, come a Nicotera, di poter ricorrere ai pozzi, dopo che nelle acque sono stati rilevati manganese e coliformi, sebbene tale dato sia stato categoricamente smentito sia dall’Azienda sanitaria provinciale sia dalla società che gestisce il servizio idrico dal 2003, ovvero la Sorical. Ed è proprio contro la Sorical – oggi in liquidazione e commissariata – che punta il dito il primo cittadino di Cosenza Mario Occhiuto visto che gli interventi sulle condotte, che vanno avanti ormai dal 2011, sono stati finanziati dal Comune per ben 5 milioni di euro, cifra che giustificherebbe – secondo Occhiuto – il rifiuto di partecipare al piano di rientro che la Sorical ha presentato in questi giorni. Occhiuto si è spinto anche più in là, chiedendo alla Società la piena autonomia del Comune nella gestione dei rubinetti per verificare con i propri tecnici la portata d’acqua e imponendo, sempre alla Sorical, l’erogazione della portata minima istantanea di 311 l/s d’acqua. Il Commissario di Sorical Luigi Incarnato afferma che “la Società sta erogando quantità sufficienti di acqua (308 l/s) e la questione sia invece da imputare a dispersioni e bypass che la dirottano dal centro alle zone periferiche”. Per Occhiuto, invece “la Sorical gioca sulla media dell’acqua fornita, ma il recupero successivo del non erogato giornaliero, con costanza e immediatezza, si traduce solo in un irrazionale sovraccumulo che comporta sprechi e aggrava l’emergenza. Polemiche anche contro la Regione (che possiede il 53,5% di Sorical) rea, secondo il sindaco cosentino, di non aver rispettato gli accordi con i Comuni per mettere in atto un intervento serio, perdendo inoltre i finanziamenti europei 2007/2013. Insomma, mentre amministrazioni locali, imprese e regione si rintuzzano di continuo, i cittadini di alcuni piccoli centri hanno iniziato a costruire pozzi artesiani. Servizio pubblico, cercasi.

L’articolo del Sole24Ore

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