I costi della giustizia (lenta e inefficiente) ricadono sulle imprese. Lo studio di Confesercenti. ITALIA



    

Confesercenti ha realizzato un dettagliato studio sulle ricadute economiche del malfunzionamento del sistema giustizia del nostro Paese. Il report – intitolato “Giustizia civile, imprese e territori” – è stato presentato nel corso di un convegno svoltosi alla Camera dei deputati il 17 ottobre scorso. L’analisi di Confesercenti stima in 2,5 punti Pil (pari a circa 40 miliardi di euro) il totale delle risorse potenzialmente recuperabili se la giustizia italiana non fosse lenta ed inefficiente come purtroppo ci ha abituato. Risorse che avrebbero effetti positivi anche sull’occupazione, con 130mila posti di lavoro in più e circa mille euro all’anno di reddito pro-capite che di sicuro favorirebbero una maggiore fiducia di imprese e famiglie.

Come ha ricordato Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti, le imprese italiane spendono 3 miliardi di euro di costi legali ed amministrativi solo per i contenziosi lavorativi. Il dato, spiega De Luise, è il segnale di un nesso significativo tra giustizia e trend economici: “una giustizia che non funziona, o che funziona male, ed un ambiente che rende insicuro il nostro operare possono pesare molto di più della crisi economica. Se vogliamo tornare a correre davvero, agganciando una ripresa solida e duratura, dobbiamo rimuovere i difetti strutturali della nostra economia. E le inefficienze ed i ritardi della giustizia sono tra questi, anche perché rendono il sistema giustizia sempre più oneroso: ogni anno, un vero e proprio salasso per la nostra economia e per le nostre tasche”.

I risultati dello studio mostrano che in Italia il tempo per arrivare ad una sentenza nelle procedure civili è in media di 991 giorni, ben più del doppio rispetto a Spagna, Germania e Francia. Una simile lentezza penalizza soprattutto le imprese più piccole, essendo evidente che queste vedono ridursi la possibilità di accesso al credito laddove gli istituti bancari percepiscono il sistema giustizia come una minaccia per i loro finanziamenti: basti pensare che, secondo studi di Banca d’Italia, se la lunghezza dei processi civili si riducesse della metà, l’erogazione di finanziamenti alle PMI crescerebbe per circa 32 miliardi di euro in più all’anno e le imprese più piccole riuscirebbero ad aumentare il numero medio di occupati di circa il 10%. Si tratta di numeri davvero notevoli.

Senza dimenticare un altro fattore importante, ovvero quello che lo studio di Confesercenti chiama il “tasso di litigiosità” della giustizia del Bel Paese: in un anno si aprono 4 procedimenti ogni 100 abitanti, il 35% in più rispetto alla media dei Paesi OCSE. Tale indicatore dipende strettamente dalla qualità della normativa, dai fenomeni di corruzione e dalla minore certezza del diritto che determina un alto tasso di imprevedibilità delle sentenze. Insomma, lo studio di Confesercenti dimostra una volta di più come il potenziale di sviluppo dell’Italia sia frenato anche da un apparato pubblico (e giudiziario) pesante e arrugginito che disincentiva gli investimenti e danneggia il tessuto produttivo.

La notizia su confesercenti.it

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