Milano traina la Lombardia ma sono necessari investimenti in R&S

Opinione

21-06-2017     Stefano DA EMPOLI

La Lombardia è, insieme a Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto, una delle poche regioni italiane che nel 2015 risultava aver recuperato il livello del Pil reale del 2009, con una crescita cumulata superiore alla media del Nord.

Il tessuto produttivo della regione è caratterizzato da una dinamica del valore aggiunto più elevata rispetto alla media italiana, del Nord Italia e delle altre aree geografiche e nel periodo 2007-2015 è stata trainata principalmente dal settore dei servizi, cresciuto complessivamente del 3% nel periodo considerato, nonostante la crisi. La manifattura della regione ha invece sofferto e nel 2015 risulta aver perso complessivamente il 10% del suo valore rispetto al periodo pre-crisi.

Il traino di Milano

Tra le province lombarde, è Milano a presentare la maggiore densità di imprese attive sul territorio (94,5 imprese ogni 1000 abitanti), ed è anche la provincia dove le imprese impiegano più forza lavoro rispetto alla popolazione residente: qui sono infatti 565 gli addetti delle imprese su 1000 abitanti.

La Lombardia è di gran lunga la regione italiana più aperta agli investimenti esteri e anche in questo caso appare evidente il ruolo di Milano come focal point. Con le 5.247 imprese a partecipazione estera presenti in regione nel 2014, un valore in crescita del 4% negli ultimi 6 anni, essa rappresenta da sola il 47.3% delle imprese a partecipazione estera nel territorio italiano. Tra le ragioni per le quali si decide di investire in Lombardia, le principali appaiono: 1) la qualità del capitale umano; 2) il livello infrastrutturale che, sebbene migliorabile, appare superiore alla media italiana e, in certi casi, anche europea; 3) una rete imprenditoriale estesa ed un sistema produttivo piuttosto variegato; 4) un sistema universitario e di ricerca di alto livello.

Anche gran parte della crescita significativa dei flussi turistici registrata in Lombardia negli ultimi anni si deve a Milano e al suo hinterland (anche grazie al volano Expo). Secondo i dati Istat, nel periodo 2009-2015, gli arrivi in regione sono aumentati del 37,1% e le presenze del 28,5%, tassi di crescita ben superiori alla media italiana per lo stesso periodo: gli arrivi in Italia, infatti, segnano +6,4% e le presenze +4%. Su questo risultato, tale da portare la Lombardia al 4° posto per presenze nella graduatoria delle regioni italiane, ha influito certamente la concomitanza con Expo. Tuttavia, è da 15 anni che il turismo lombardo presenta un andamento molto più dinamico rispetto alla media nazionale. Infatti, secondo dati Éupolis Lombardia, fatto 100 l’anno 2000, in Italia la crescita delle presenze rispetto al 2015 è del 13,6%, mentre quella degli arrivi del 36,7%; la Lombardia, invece, mostra tassi di crescita estremamente più consistenti, rispettivamente del 65,1% e del 115,3%. Essa, inoltre, segna un 57% di presenze dall’estero, dovuto in particolare all’afflusso di turisti dalla Germania, dato superiore alla media italiana, pari al 52%. Il turismo lombardo, in più, subisce meno la stagionalizzazione rispetto alle altre grandi regioni italiane, grazie al peso del segmento business e congressuale: per questo gli indici di utilizzazione dei posti letto sono abbastanza uniformi nell’arco dell’anno, oltre che superiori alla media italiana.

Sulla distribuzione dei flussi turistici, come anticipato, Milano fa la parte del leone, con il 41,9% delle presenze, seguita da Brescia con il 24,5% e da Como e Sondrio, rispettivamente con il 7,3% e il 6,8%. Se si considerano gli arrivi, inoltre, l’asimmetria nella distribuzione regionale si amplia ancora di più a favore della provincia di Milano: qui ricade il 47,3% degli arrivi, Brescia segue con il 15,9% e Como con il 6,8%. Tutte le altre province mostrano percentuali inferiori al 5%.

Il mondo delle start-up – con un totale di imprese registrate pari a 1.597, il 23% circa delle start-up complessivamente presenti sul territorio nazionale – ha registrato un incalzante processo di costituzione di nuove imprese, in particolare dopo il 2012 (anno di emanazione della legge n. 212 istitutiva della start-up innovativa). Da sottolineare, anche qui il ruolo guida che Milano (nella dimensione di città metropolitana) ha saputo riaffermare con forza negli ultimi anni. Basti pensare che Milano (e provincia) ospita sul proprio territorio la stragrande maggioranza delle start-up lombarde, precisamente il 69% del totale. Per ogni milione di abitanti sono presenti, nella provincia di Milano, ben 346 start-up innovative, un dato nettamente superiore a qualunque altra provincia della regione, quasi doppia rispetto alla media del Settentrione (184) e tripla rispetto al dato nazionale (113).

Il confronto con le altre Regioni leader in Europa

La Lombardia primeggia certamente in Italia ma per avere una prova della sua competitività a livello internazionale occorre confrontarne la performance, almeno rispetto ad alcune variabili chiave, con le regioni leader dei principali Paesi europei, pur nella diversità di contesto nazionale, situazione demografica e tessuto produttivo. Prendendo dunque in considerazione il Baden-Württemberg per la Germania, la Cataluña per la Spagna, l’Île de France per la Francia e London per il Regno Unito, notiamo innanzitutto che queste regioni rappresentano una quota importante della popolazione dei rispettivi Paesi. Si va dal 18,2% dell’Île de France sulla popolazione francese al 13,2% del Baden-Württemberg su quella tedesca (con la Lombardia in una posizione di mezzo).

Se compariamo la propensione all’export, che più di tutte le possibili variabili, misura la competitività dei sistemi manifatturieri locali, il Baden-Württemberg è di gran lunga la regione maggiormente esportatrice, con 196 miliardi di euro nel 2015, in crescita del 14% rispetto al 2011. Segue a distanza ma tracciando un solco rispetto agli inseguitori la Lombardia, con 111,3 miliardi nel 2015, anch’essa in crescita rispetto ai 104,2 del 2011. Esportano molto di meno l’Île de France (83,4mld nel 2015) e la Cataluña (64 mld nel 2015). London, invece, ha esportato nel 2015 merci per 33,7 mld, in calo del 6,9% in confronto ai 36,2 mld del 2011. Tuttavia, se considerassimo l’export di servizi, London farebbe un netto balzo in avanti. L’export di merci, infatti, rappresenta per il centro finanziario britannico circa ¼ dell’export totale, che invece si aggira intorno ai 150 mld di euro annui. La capacità di export delle regioni considerate incide in buona misura sul risultato del Paese di appartenenza. In particolare, per l’anno 2015, la Lombardia, con 111 miliardi di euro di export su un valore italiano pari a 417, infatti, costituisce ben il 26,7% del totale nazionale; segue, come rilevanza percentuale, la Cataluña con 64 miliardi di euro di export su 260.

Più preoccupante è il dato sulla spesa in Ricerca & Sviluppo, valutata in euro per abitante. Osserviamo infatti che, a fronte di un valore medio dell’Unione Europea pari a € 564,4, la Lombardia investe molto di meno (€ 436,8), penultima davanti alla Cataluña (€ 396,1). All’opposto, Baden-Württemberg e Île de France, che si attestano rispettivamente a € 1.910 e € 1.560. Questa distanza da parte della Lombardia rispetto alle regioni leader tedesca e francese pone innanzitutto un problema di risorse economiche. Per colmare il gap che separa la Lombardia dal Baden-Württemberg, infatti, sarebbero necessari circa 14 miliardi di euro, all’incirca l’ammontare annuo del finanziamento delle università italiane: ne deriva automaticamente che il finanziamento pubblico che potrebbe essere messo in campo non è sufficiente per accrescere come dovrebbe la spesa in ricerca e sviluppo, ma è necessario reperire risorse private supplementari.

D’altronde, se la spesa in Ricerca e Sviluppo vale in Italia già un misero 1,4% del PIL (dati 2014), la Lombardia fa addirittura peggio, fermandosi all’1,3% (anche se cambia di molto rispetto alla media nazionale il peso del settore privato, che arriva al 70%).

Oltre ai finanziamenti, tuttavia, è fondamentale lavorare sulla formazione delle competenze. Se il Politecnico di Milano, e più in generale le Università lombarde, spesso costituiscono punte di eccellenza, anche se la loro messa a sistema è migliorabile, si può fare di più nella qualificazione delle scuole superiori di secondo grado; le imprese, infatti, hanno sempre più bisogno di competenze dalla giovane età. Il principale progetto che potrebbe catalizzare sia risorse (pubbliche e soprattutto private e competenze) che competenze aggiuntive è naturalmente lo Human Technopole.

Se appare sempre più urgente la necessità di fare sistema da parte della politica (nazionale e territoriale), imprese (multinazionali e PMI, appartenenti a settori differenti), università e centri di ricerca, un’occasione molto importante potrebbe essere il bando MiSE che consentirà al consorzio vincitore, rappresentativo di un’ampia filiera, di sperimentare il 5G, il nuovo standard tecnologico che si applicherà alle comunicazioni mobili nei prossimi anni, in 5 città, di cui Milano e il suo hinterland sono il fulcro principale. Permettendo ai cittadini e alle imprese di poter usufruire nei prossimi anni, apripista per tutto il resto del Paese, di servizi ad alto valore aggiunto.

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