Manduria, il depuratore autorizzato nel 2009 non è ancora stato realizzato. PUGLIA



    

Depuratore_PugliaA Manduria, in provincia di Taranto, tiene banco la vicenda della realizzazione di un depuratore per il trattamento delle acque reflue. Si tratta di un impianto a dir poco necessario, considerato che la zona in questione (che comprende anche il vicino comune di Sava) è ancora oggi una delle poche in Puglia ad essere priva degli impianti di depurazione.

Una storia rocambolesca che ha inizio nel 2009 quando la Regione Puglia – all’epoca governata da Nichi Vendola – concede unanimemente le autorizzazioni del caso, anche perché l’impianto serviva (e serve!) ad evitare di incorrere nella multa dell’Unione europea. Del resto, la sicurezza di simili depuratori è oramai un dato di fatto così come il loro funzionamento, improntato alla massima semplicità ed economia: le acque reflue vengono trattate e pulite separandone i fanghi e, infine, scaricate in mare o in un fiume, esattamente secondo quanto previsto dalla legge.

Una volta giunto l’OK della regione, però, il Comune di Manduria ha più e più volte modificato il sito prescelto per lo scarico delle acque, rimandando ad infinitum l’avvio dei lavori e – ciò che è peggio – continuando a perpetrare la pratica altamente inquinante di disperdere i liquami non separati nei pozzi neri, nel sottosuolo e nel mare.

Ad impedire la costruzione del depuratore sarebbe la serrata opposizione del territorio e dei cittadini del Comitato NoDep che nel corso degli anni ha contestato le varie soluzioni di volta in volta proposte dagli amministratori locali per cercare di superare il dissenso: dapprima, infatti, si era pensato all’area della cosiddetta palude “del Conte”, in un secondo momento alla battigia e da ultimo a un’innovativa maxi condotta sotterranea con sbocco nel mare, lontano dalla costa. Purtroppo, ciascuna di queste proposte è stata puntualmente rifiutata dal Comitato in nome di un ambientalismo non sempre razionale.

Dal canto suo, l’amministrazione comunale non è stata in grado di dimostrate la fermezza necessaria a perseguire la realizzazione di un’opera fondamentale per la sostenibilità del territorio, consentendo un’inaccettabile condizione di arretratezza e pericolo.

L’articolo de Linkiesta

1 COMMENTO

  1. Desertificazione,basso contenuto di carbonio nei suoli, acque reflue cariche di composti carboniosi ed azotati, sono i dati di partenza per una risoluzione di tre problemi con un unica mossa.
    Riutilizzo dell’acqua reflua depurata per microirrigazioni nelle campagne.
    Riutilizzo dei fanghi attivi compostati per l’incremento della sostanza umica dei suoli.
    Depurazione igienica dei reflui con realizzazione di un serio impianto progettato e gestito adeguatamente.
    Mi occupo, come controllore dei processi biologici, di impianti civili ed industriali da quarantanni, e non mi dispiacerebbe vedere finalmente, l’economia circolare applicata al di fuori delle solite sale convegno.

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